Masseto: viaggio nel mito e racconto di due annate, 1999 e 2000

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
image_pdfScarica in PDF

Di Antonio Indovino

Toscana Rosso IGT, Masseto, Tenuta dell’Ornellaia, 1999 e 2000


Parlare oggi di Masseto significa parlare di Ornellaia, della Famiglia Frescobaldi e di una storia che inizia nel 1981. Ci troviamo a Bolgheri, una frazione di Castagneto Carducci, al centro della Maremma Livornese: sulle ultime propaggini delle Colline Metallifere, il principale e più esteso sistema collinare e montuoso dell’Antiappennino toscano. Qui il Marchese Lodovico Antinori, dopo aver fondato l’Ornellaia, fece piantare i primi vigneti nell’82 con l’intento ben preciso di produrre vini di pregio assoluto. A tal scopo decise di affidarsi all’enologo russo-americano Andrè Thcelicheff, dal talento indiscusso, che dopo gli studi in Francia ebbe il merito di rendere grandi i vini della Napa Valley. Dietro al suo arrivo in Italia c’è stato lo zampino di Luigi Veronelli, il portavoce per antonomasia della cultura eno-gastronomica italiana nel mondo. Thcelicheff lavorava già per gli Antinori in California e Veronelli, dopo averlo conosciuto personalmente, lo convinse al confronto con gli enologi di maggior peso del Bel Paese. Fu così che Andrè approdò a Bolgheri, dove conobbe Lodovico e ne sposò immediatamente la causa: produrre dei vini unici per struttura e finezza, sulla stregua del Marchese Mario Incisa della Rocchetta (zio di Lodovico). Il talentuoso e visionario enologo era un grandissimo estimatore del Merlot, e percepì immediatamente che la collina alle spalle della cantina potesse essere il suo habitat ideale. Difatti quest’area, in origine una palude costiera, è ricca di argille plioceniche miste a frammenti rocciosi di natura erosiva, adagiate su un’importante sub-strato marino: codizioni a dir poco peculiari per la varietà bordolese. Fu così che nel 1984 venne piantato il vigneto del Masseto, un Cru di 6,63ha, che diede vita alle prime bottiglie di “Merlot” con l’annata ’86, ribattezzate poi col nome Masseto dal 1987 in poi. È così che è nata una vera e propria icona, uno dei 3 vini italiani più costosi in assoluto, le cui annate storiche vengono battutte dalle principali case d’asta nel mondo!
Tutti si chiederanno il motivo di tale fama, la ragione per cui tali bottiglie, appena uscite sul mercato, sono subito preda di collezionisti ed appassionati. La risposta è nel bicchiere, che è conseguenza di quell’unicità del terroir che Thcelicheff colse immediatamente, e del meticoloso lavoro da lui svolto in vigna ed in cantina, proseguito da Michel Rolland a partire dal 1991, e tutt’ora portato avanti sin dal 2002 da Axel Heinz.

Il vigneto del Masseto, che ha un’altitudine massima di 120 metri sul livello del mare, è suddiviso in 3 macro-aree: il Masseto Alto, quello Centrale, e quello Junior (più in basso). Ciascuna di queste 3 zone ha delle caratteristiche peculiari, e pertanto riesce ad imprimere al Merlot 3 volti completamente differenti. Nel Masseto Alto i terreni sono meno profondi, sabbiosi e piuttosto sassosi, da cui il Merlot acquisisce principalmente la spina fresco-sapida. Dal Masseto Centrale, per la sua grande concentrazione di argille, si ottengono vini di grande struttura e concentrazione fenolica. Nel Masseto Junior, infine, il suolo è una combinazione dei 2 precedenti, e se ne ricava il Merlot più morbido e meno concentrato: quello che conferisce nel taglio il tocco di finezza.
In ognuna di queste 3 macro-zone, inoltre, ci sono delle aree più piccole, in cui le uve maturano in momenti diversi, e vengono vendemmiate separatamente. Tutto ciò si traduce in un grandissimo lavoro in cantina, poichè ogni singolo vino base viene vinificato in maniera totalmente diversa, sia per temperatura di fermentazione, per la durata della macerazione sulle bucce, che per il numero di rimontaggi. 
Una parte dei vini base fermenta in barrique, una parte in acciaio per poi passare in botte, sino ad un anno di maturazione. A questo punto avviene l’assemblaggio, composto da un mosaico di microvinificazioni diverse, solo quelle ritenute all’altezza, da cui si ottiene finalmente il Masseto, che maturerà per 1 anno ulteriore in barrique prima dell’imbottigliamento.
Un lavoro certosino, che si traduce in un vino all’altezza del blasone, che mantiene una sua riconoscibilità, e comunque fedele all’annata.

Ho avuto la fortuna di degustare due annate contigue, ma profondamente diverse: 2000 e 1999. 

Masseto 2000

La 2000 è stata una vendemmia un po’ controversa, calda, iniziata già a fine agosto e durata fino a metà settembre. Nel calice si tinge di un granato pieno, ancor più maturo nell’orlo del calice, denso, di media concentrazione cromatica e vivacità. Il naso è cupo, scuro e terroso, in cui le note speziate, balsamiche, funginee e di sottobosco si intrecciano a quelle di carruba secca, tabacco, frutti rossi sotto spirito e poutpurri di fiori. Il sorso è ricco e vellutato, si allarga generosamente nel palato con una importante e piacevole sensazione pseudocalorica. Da contraltare troviamo una vitale freschezza di supporto a tannini perfettamente risoluti, ed intrecciata ad una lieve predominanza salina che mette il timbro insieme ai lunghi richiami scuri e terrosi. Un vino indubbiamente evoluto, a tratti lento, a momenti restio nel venir fuori dal calice, in una situazione di equilibrio sottile, ed al massimo della sua parabola evolutiva.

Masseto 1999

La 1999 è stata l’ultima annata di un triennio piuttosto felice: la vendemmia si è svolta regolarmente a metà settembre, e tutte le parcelle sono state raccolte nell’arco di 7 giorni. Fa sfoggio di un’integra, vivida e concentrata veste rubina che sfocia su riflessi granati nell’orlo del calice. Al naso subito tanta frutta rossa matura, come prugne e mirtilli, che si alterna ad una speziatura dolce di cannella e vaniglia, ed a note fresche e mentolate: il tutto su uno sfondo tostato di cacao, caffè e scatola di sigaro. In bocca è pieno, d’impatto, morbido e con l’alcool perfettamente integrato. Ha una freschezza disarmante, tannini fitti, vigorosi ma di grande fattura, ed una piacevole e stimolante sapidità a chiudere un sorso di carattere e perfettamente equilibrato, completato da una lunghissima carrellata in cui si ripetono puntualmente, e con coerenza, tutte le sfaccettature aromatiche. Un fuoriclasse capace di regalare grandi emozioni, e con le carte in regola per sfidare ulteriormente il tempo.

Prezzo in enoteca: 600€ (per le ultime annate in commercio)
Contatti: www.masseto.com 

Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia,
Degustatore Ufficiale e Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina
 

I contenuti presenti sul blog Il Narratore Enoico, dei quali è autore il proprietario del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.
Copyright © Il Narratore Enoico by Antonio Indovino. All rights reserved.
 



 

Lascia un commento