Bianco di Bellona, Tenuta Cavalier Pepe, 2005

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Di Antonio Indovino


Irpinia Coda di Volpe DOC, Bianco di Bellona, Tenuta Cavalier Pepe, 2005

Ci troviamo a Luogosano, in terra Irpina, lungo i versanti collinari che guardano il corso del Calore. È qui che nel 2005, con la prima vendemmia, è partita l’avventura di Milena Pepe nell’Azienda di famiglia.
Dopo la laurea in Marketing e Gestione Aziendale all’EPHEC di Bruxelles (2003), intermezzata dal lavoro ai tavoli di uno dei ristoranti di famiglia lì in Belgio,  Angelo, il papà, le propone di occuparsi dell’Azienda Agricola nell’Avellinese.
La necessità di un quadro più completo hanno fatto si che gli studi di Milena proseguissero in una direzione specifica.
In Provenza frequenta il corso di Marketing del Vino a “l’Universitè du Vin” a Suze-la-Rousse, lavorando in contemporanea per il Domaine Chapoutier (Tain l’Hermitage): qui è nata la sua passione per gli aspetti chimici, agronomici ed enologici.
Successivamente frequenta, quindi,  il corso di Viticoltura ed Enologia a Macon-Davayé in Borgogna, approfondendo al contempo gli aspetti tecnici legati alla gestione di un vigneto ed alla vinificazione delle uve: un trampolino di lancio per l’approdo al “Domaine La Janasse” (Chateauneuf-du-Pape), dove ha condotto le sue prime vinificazioni.
Un prologo non da poco che le hanno consentito di avviare con maggiore consapevolezza la propria Azienda Vitivinicola, Tenuta Cavalier Pepe, lì in quelle terre che hanno dato i natali al papà Angelo e da cui prende prende il nome per l’onoreficenza di Cavaliere della Repubblica per meriti morali e professionali.
Gli inizi, come sempre, non sono mai rosei ma Milena ha saputo “farsi le ossa” districandosi soprattutto tra la burocrazia e la legislazione vitivinicola italiana: totalmente diversa da ciò con cui aveva avuto a che fare oltralpe.
Da subito è nato un fortissimo attaccamento a quel territorio e, la “maternità” dei vini prodotti, unitamente alla consapevolezza delle grandissime potenzialità della terra e dei vitigni Irpini, hanno fatto si che ne sia diventata una strenua sostenitrice. Difatti nel 2007 è stata Consigliere del Consorzio Tutela Vini d’Irpinia, per poi divenirne addirittura il Presidente dal 2013!
Una crescita personale e professionale, nella quale ha saputo affiancarsi delle giuste figure, come Marco Moccia (agli inizi) e Gennaro Reale (in forza dalle ultime 3 vendemmia).
Una crescita soprattutto nelle vigne, dove si è passati dai 23ha iniziali agli attuali 50, in cui si è scommesso da subito, e si è insistito, sulla Coda di Volpe come varità da interpretare in purezza e non come comprimaria (uva da “taglio”).
Una crescita, mi si perdoni il gioco di parole, nei servizi che la Tenuta sa e può offrire ai suoi consumatori: non solo cantina e vini, ma anche olio, accoglienza e ristoro.

con Robeno Cono durante la degustazione

Ho avuto la fortuna di poter partecipare alla prima verticale storica di Bianco di Bellona, al Palazzo Vialdo, su invito di Giustino Catalano: qui consulente ed organizzatore della sarata.
Le tematiche sono state fondamentalmente 2: la longevità di questo vitigno “minore”, la contaminazione delle nostre tavole da nuove tendenze del gusto.
Quanto alle nuove tendenze, alle contaminazioni etniche ed alla co-partecipazione del vino, vanno sicuramente premiati la voglia e l’impegno di accompagnare con le “nostre” proposte nel calice le preparazioni più disparate. Tra “fraseggi” più o meno riusciti (ci concediamo anche qualche contaminazione poetica), la ricerca dell’equilibrio, benché scevra da tecnicismi, si è giocata su toni più emozionali quali il piacere della tavola e della convivialità.
Dopo la digressione puramente gastronomica, scendo maggiormente nei dettagli di quello che è stato l’argomento principe della serata: la longevità della Coda di Volpe.
Un percorso attraverso 10 calici, di altrettante annate: un viaggio a ritroso che
ha delineato in maniera netta, o pressocchè tale, la curva di maturazione di questa interpretazione del vitigno. Dato per assodato che il fattore annata incida inequivocabilmente, così come lo stile del produttore, e dati per scontati i valori analitici della composizione chimica di un bianco da Coda di Volpe, dove gli acidi fissi sicuramente non sono ai livelli di altre varietà campane più blasonate (leggasi falanghina, fiano e greco), è stato sorprendente il riscontrarne l’equilibrio ottimale nella 2010.
Un salto indietro di 6 annate che, dalla comparativa con 3 a lei contigue (2009, 2011 e 2012), ha mostrato come il Bianco di Bellona abbia raggiunto la massima armonia a distanza di 5/6 anni dalla vendemmia, e come nelle annate più “vecchie” abbia conservato comunque una buona piacevolezza sul piano gustativo, nonostante la chiave di lettura fosse da ricercare, talvolta, in un lieve disequilibrio, o in una chiusura piacevolmente dominata dalla sapidità.
Non mi dilungo nel racconto delle singole annate, piuttosto sono qui a riportare le mie personali impressioni sulla 2005, da intendersi non come la “summa maxima” sul piano qualitativo, ma bensì come la massima espressione di longevità di questo vino di Milena (essendo la prima annata in assoluto).

Il protocollo di vinificazione è restato pressocchè invariato negli anni, salvo delle normali e conprensibili differenze legate all’interpretazione dell’annata.
In tutti i casi sempre e solo acciaio, con una sosta sulle fecce fini che si protrae per circa 2 mesi oltre la fermentazione alcolica, completato dall’illimpidimento a freddo prima dell’passaggio in bottiglia.

Nel calice non nasconde gli anni, ma non tradisce affatto.
Fa bella mostra di se per la sua veste dalla tonalità che ricorda l’oro antico, composto nelle roteazioni del calice e dotato ancora di una buona vividezza del colore.
Il naso denota da subito un profilo evoluto, in cui si alternano profumi che ricordano gli agrumi canditi, le albicocche mature,accenni di miele, il fieno, la cera ed il talco.
In bocca è il vino che non ti aspetteresti. Sicuramente morbido sul piano tattile, e con una percezione pseudo-calorica ben pronunciata, acquista spessore scorrendo lento nella cavità orale, complice la freschezza che ha leggermente ceduto il passo alla sapidità, e chiude discretamente lungo con buona coerenza rispetto al quadro olfattivo indugiando soprattutto sui toni fruttati ed eterei.
Prezzo in enoteca: 5-10€ (per le ultime annate in commercio)
Contatti: www.tenutapepe.it

Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia,
Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina

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